L’odore della chiesa è umido e polveroso, ma lei non sembra farci caso. Seduta su una delle ultime panche a destra ha le mani scarne abbandonate sull’incavo del grembo. Indossa una gonna lilla che tocca il marmo del pavimento e una larga camicetta informe. Sul capo capelli cortissimi, quasi rasati, lasciano in vista due piccoli orecchini d’oro antico. Ogni tanto alza la mano destra e carezza il legno lucido, mentre svogliatamente gira gli occhi opachi verso qualche statua di gesso, dall’espressione contrita e finta, come una maschera. I lineamenti duri come una noce e gli zigomi come ossa già in lutto rendono il suo sguardo simile a quello di una lupa morente. La luce giallognola dei ceri mette in evidenza la peluria del viso, unica parte scoperta di un corpo devastato da lunghi digiuni. Non guarda mai l’altare, in realtà non guarda nulla. Una vecchia con un’espressione di biasimo si dirige verso l’acquasantiera, fa un segno della croce frettoloso ed esce. Un ragazzo entra impacciato, armeggia a lungo con l’organo che, finalmente aperto, inizia una musica incerta, martoriata.
I pensieri, nel suo mondo straziato, procedono come linee spezzate, ma il collo è ben eretto, la nuca determinata. Desidera con forza qualcosa.
Scendo dal motorino e apro la saracinesca del garage che come al solito fa un fracasso tremendo. Ho appena il tempo di avvertire alle mie spalle dei passi veloci: una mano enorme mi serra la bocca, l’altra inizia ad avvolgerle qualcosa intorno. Sbattuta a terra vedo l’uomo tirarsi via la cintura. Incomincia a toccarmi ovunque con forza. Mi alza la gonna e si mette tra le mie gambe divaricandole. Non riesco a reagire in alcun modo, divento un pezzo di carne immobile. Mi guardo dal di fuori. Urti di suoni e odori. Pelle bruciata. Tutti i liquidi del corpo ribollono. Un pezzo di ferro brucia dentro di me e mi spacca a metà. Le vene metallo. Le ossa rotte per i colpi violenti del suo godimento. Nausea. Pochi minuti, il tempo di lasciarmi svenire.
Alza il suo mucchietto di ossa e carne e ripercorre a ritroso la navata centrale. Non le resta che aspettare che la sua preghiera venga esaudita.
Rosanna Safina
I pensieri, nel suo mondo straziato, procedono come linee spezzate, ma il collo è ben eretto, la nuca determinata. Desidera con forza qualcosa.
Scendo dal motorino e apro la saracinesca del garage che come al solito fa un fracasso tremendo. Ho appena il tempo di avvertire alle mie spalle dei passi veloci: una mano enorme mi serra la bocca, l’altra inizia ad avvolgerle qualcosa intorno. Sbattuta a terra vedo l’uomo tirarsi via la cintura. Incomincia a toccarmi ovunque con forza. Mi alza la gonna e si mette tra le mie gambe divaricandole. Non riesco a reagire in alcun modo, divento un pezzo di carne immobile. Mi guardo dal di fuori. Urti di suoni e odori. Pelle bruciata. Tutti i liquidi del corpo ribollono. Un pezzo di ferro brucia dentro di me e mi spacca a metà. Le vene metallo. Le ossa rotte per i colpi violenti del suo godimento. Nausea. Pochi minuti, il tempo di lasciarmi svenire.
Alza il suo mucchietto di ossa e carne e ripercorre a ritroso la navata centrale. Non le resta che aspettare che la sua preghiera venga esaudita.
Rosanna Safina