lunedì 25 agosto 2008

Una rarità lisztiana

Riporto qui di seguito l'articolo che trovate publicato sulla testata giornalistica che trovate on-line http://www.dirittinegati.eu/

Una rarità lisztiana
di Rosanna Safina


“Che farò senza Euridice? Dove andrò senza il mio ben?” Orfeo e Euridice, C. W. Gluck


L’Orfeo di Liszt è il più breve, ma forse il più bello, e meno eseguito Poema Sinfonico di Liszt. La trascrizione per trio del 1885, per violino, violoncello e pianoforte, autorizzata dallo stesso Liszt, di Camille Saint-Saëns è ancor più rara. Si tratta, recuperando un’espressione usata da Wagner, di uno splendido Idillio musicale, della visione interiore del compositore di uno dei miti che più ha ispirato gli artisti. E’ un’atmosfera sovraumana, onirica, quella che accompagna l’ascolto di idee melodiche che si dipanano, nascendo una dall’altra senza soluzione di continuità, in una forma ciclica, a spirale. Liszt manifesta il suo entusiasmo per la versione per trio in una lettera al musicista francese del 27 gennaio del 1885. Fu per questo, probabilmente, che lui stesso non compose mai una versione cameristica dell’Orfeo, sebbene sembri che l’abbia suonato in qualche riunione privata improvvisandolo. (Il catalogo di Liszt menziona una versione dello stesso Liszt per arpa, armonium, violino e violoncello, citata in una lettera del 1871, ma nessun manoscritto è stato mai trovato).Nella sopracitata lettera, Liszt propone a Saint-Saëns di inviare il manoscritto a Budapest a Breitkopf & Haertel con istruzioni sulla pubblicazione. Ma sembra che Listz, una volta venuto in possesso del manoscritto, non abbia apportato alcuna modifica significativa, ma si sia assicurato soltanto che il manoscritto fosse stampato. La copia della versione di Saint-Saëns, che si trova alla Biblioteca Nazionale di Parigi, presenta infatti solo piccole indicazioni dell’autore dell’Orfeo. Da un’atmosfera subito irreale, con gli archi su note tenute e arpeggi eseguiti dal pianoforte a simulare la lira, nasce un tema appassionato che è il cuore dell’amoroso incanto; il pianoforte poi conduce con una figurazione ritmica a mò di marcia funebre, in seguito ripresa, che accompagna il doloroso canto del violino, presagio della tragedia. Sul tappeto sonoro pianistico, violino e violoncello duettano scambiandosi le idee melodiche. Culmine del flusso sonoro è il tema lanciato da tutti e tre gli strumenti in un’enfasi romantica di straordinario effetto. Una scala discendente cromatica del violino, su ostinati tremoli cromatici del pianoforte e del violoncello, rappresenta la rovinosa discesa agli inferi. Dopo un’ultima declamazione del tema iniziale, accordi e tremolo del pianoforte insieme ai bicordi degli archi spengono il sogno. Dopo tanto pathos si rimane malinconicamente attoniti, frastornati. Il caleidoscopio delle sonorità lascia senza fiato, la forza emozionale, la potenza sonora, il lirismo appassionato e l’enfasi narrativa fanno dell’ascolto del trio un’esperienza folgorante.
Difficilissimo trovarne un’incisione, così come ascoltarne l’esecuzione in concerto.
in alto: Frederic Leighton, Orfeo ed Euridice, 1864

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