
La conoscenza scientifica è sempre congetturale e sempre fallibile. Ogni qualvolta una teoria ti sembra essere l’unica possibile, prendilo come un segno che non hai capito né la teoria né il problema che si intendeva risolvere. (Karl Popper)
“Quello che dico io ha senso. Quello che dici tu non ha senso. Quello che dico io ha senso. Ma se tu dici quello che dico io, con parole tue, allora ha pure senso. E siamo pari.” Letizia Porcaro
Letizia Porcaro, insieme all’Accademia dei Confusi, mette in scena un’ insalata teatrale di radicchio e cipolle, nella ricetta originale andrebbe aggiunta la carne o il pesce, ma viene a mancare per penuria di lavoro e per un “non senso” che determina la vita dei personaggi… c’è un omicidio, forse; una confessione, forse; una Santa e… il pubblico che, se vorrà, si porterà un pezzo dello spettacolo di “Radicchio e cipolla” (né carne e né pesce) .
L’Accademia dei confusi è nata in seguito ad alcune lezioni di lettura espressiva che Letizia Porcaro ha tenuto, presso il Parco Letterario ‘Tomasi di Lampedusa’ di Palermo, a giovani scrittori palermitani. Coordinato da Letizia Porcaro il gruppo ha continuato il percorso, sperimentando nuove miscellanee ed interazioni fra lettura ed espressioni teatrali.
Radicchio e cipolla (né carne né pesce)
Né carne né pesce, così si dice in riferimento a qualcosa che rimane incerta tra due soluzioni opposte. Ovvero, nel caso di questo spettacolo teatrale, dov’è il “senso”? Con Radicchio e cipolla (né carne né pesce) siamo in piena sperimentazione teatrale, lo spettacolo passa dalla messa in scena a simulazioni di prove, da interruzioni lasciate all’estro del momento ad errori commessi volutamente, da brani musicali stravolti a irriducibili ossessioni. La precarietà nella quale viviamo, l’incertezza, l’alienazione, l’ansia e la confusione tra il mondo reale e quello virtuale, lo stato di degradazione dell’arte e la mancanza di stabilità lavorativa, la necessità spesso di un avere un supporto psicologico, sono questi ed altri ancora i punti cruciali che, attraverso ardite migrazioni verbali, vengono toccati dall’autrice del testo, non attraverso una ricercata pseudo - analisi sociale, ma con il “non senso”. I testi condurranno il pubblico a cercare un significato, se vorrà,ma probabilmente lo troverà soltanto accettando il non senso dell’opera.
La drammaturgia, in questo caso, è soltanto un pretesto per comunicare l’unico oggetto d’interesse per l’autrice: la precarietà del lavoro nel tempo in cui viviamo.
Letizia Porcaro e Rosanna Safina
Si ringrazia l’Associazione gruppo Teatro Totem per aver prodotto lo spettacolo, i Candelai per l’ospitalità e Maria Teresa De Sanctis per la partecipazione.
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